Dopo tanti mesi vissuti in questa lontana provincia di questo lontano paese vorrei provare a dare una descrizione dei luoghi, delle dinamiche, delle persone.
Il contesto generale
Si tratta di una provincia dell' Oriente Ecuadoriano, a nord-est del Paese, provincia tra le più povere, ma anche tra le più ricche dati i suoi enormi giacimenti petroliferi; lo Stato è poco presente, a volte inesistente. La vicinanza con la Colombia crea dinamiche del tutto particolari, culture che si sovrappongono, commerci leciti e soprattutto illeciti, malcontento per l'immigrazione e per l'arrivo continuo di rifugiati, xenofobia ma anche altruismo. Terra di confine, principio della infinita Selva Amazzonica, foreste sterminate e difficilmente abitabili, ma anche zona facilmente accessibile da chi scappa dalla violenza e vuole crearsi una nuova vita aldilà dell'inferno.
Il clima, quasi privo di stagioni, si caratterizza per un caldo umido costante (ma sopportabile) e per i diluvi perenni che sembrano voler cancellare la zona dalle cartine geografiche.
La gente è cordiale, simpatica, ma anche chiusa, probabilmente segnata e assuefatta dalle violenze, dalla povertà e dalle ingiustizie dell'area.
La guerra, la guerriglia, o come si voglia chiamare quello che succede aldilà del fiume da oltre 40 anni, ha fatto 4 milioni di sfollati interni e centinaia di migliaia di rifugiati fuori dal paese. Il tutto nella quasi completa e colpevole indifferenza internazionale. Qui però è realtà quotidiana, è aria che si respira.
Fino al boom del petrolio il controllo del territorio era limitato alla presenza missionaria e i collegamenti erano costituiti da sentieri. La recentissima “civilizzazione” ha aperto strade nella giungla, lo sviluppo ha seguito la logica delle imprese petrolifere che hanno portato una massiccia manodopera maschile per l'estrazione del greggio, e tale sviluppo mai è stato pianificato dallo Stato. Contemporaneamente alle multinazionali sono arrivati i contadini, attratti dalle terre vergini che venivano disboscate. E poi negli anni a venire i problemi legati ai crimini ambientali (vedi caso Texaco, scappata dal paese e tuttora implicata in processi e richieste di risarcimento danni), alla miseria dei colonizzatori, all'ambiente contaminato, alla cacciata ed estinzione degli indigeni. Nel frattempo le aziende petrolifere provavano ad assumere un atteggiamento diverso, con costruzione di alcune scuole, di campi di calcio, con distribuzione gratuita di piante (sigh...), una specie di minima responsabilità sociale in cambio della garanzia di poter continuare indisturbati ad estrarre petrolio. Mentre lo Stato continuava a latitare.
Il contesto urbano
Le cittadine della zona non esistevano fino agli anni '70, solo foresta abitata da comunità indigene. Poi i coloni e le aziende petrolifere hanno cominciato a trasformare radicalmente la zona che si è urbanizzata in maniera disordinata.
Lago Agrio, con i suoi 30.000 abitanti circa, è un piccolo centro urbano con una vasta zona periferica disseminata di baracche di legno che si estendono verso la selva. E' sporca, polverosa, con strade male asfaltate piene di buche e voragini, che di giorno si riempiono di venditori ambulanti
e di sera si svuotano sinistramente, lasciando spazio a ubriachi, malviventi, sicari e soprattutto ai cani, veri padroni della notte, sui quali si potrebbero scrivere romanzi; ma è anche l'unico centro dotato di alcuni servizi , un ospedale, due cliniche, alcune farmacie e banche, una università e soprattutto un aeroporto, la cui unica vera ragione di esistere è ovviamente il personale delle aziende petrolifere ma che rappresenta per molti una moderna alternativa ai folli, pericolosi e pittoreschi bus.
Le case sono piccoli edifici di 2-3 piani (mai più di 5) spesso non terminati, non esistono ascensori, la corrente elettrica ogni tanto va via, gli alberghi sono numerosissimi e senza giustificazione apparente, mentre il motivo dell'esistenza dei tantissimi minuscoli locali notturni è chiarissimo.
La città ha una terribile reputazione nel resto della nazione ma la percezione che si ha vivendoci è diversa; in pratica si può vivere tranquilli finchè non si da fastidio ad alcuni ambienti e se si prendono determinate precauzioni.
Quito in realtà appare molto peggio, con i suoi continui assalti, rapine e omicidi.
Inoltre Lago ha il fascino della cittadina di frontiera, difficilmente descrivibile e realmente percepibile solo vivendoci.
La realtà rurale e di frontiera
Nelle campagne, nelle foreste e soprattutto nelle comunità di frontiera la povertà è ancora più visibile, i servizi sanitari, scolastici e sociali sono quasi sempre un sogno. I bambini, se fortunati, frequentano le primarie , scuole uni-docenti (più o meno le nostre elementari) con maestri o maestre che vengono da lontano
e spesso non riescono ad adattarsi alle difficilissime condizioni di vita, e mancano di motivazione e formazione.
Sulle sponde dei fiumi che segnano il confine non esiste nessun tipo di servizio sanitario,
la gente è completamente abbandonata, fatta eccezione per qualche “brigata” sanitaria (il più delle volte solo per effettuare vaccinazioni) 1, 2 forse 3 volte all'anno (in alcune comunità addirittura mai arrivano).
L'acqua che si beve o che si utilizza per cucinare è quella che si preleva dalle pozze nella terra, è quella dell'inquinatissimo fiume
o qualche volta quella piovana, di bollirla neanche a parlarne. Il termine acqua potabile non è ancora stato coniato da queste parti. In aggiunta alla malaria, si può immaginare le malattie che si sviluppano.
La sicurezza è un problema enorme, eserciti che sconfinano, o che non controllano il territorio, gruppi armati, soprusi, violenze domestiche. Adesso addirittura bombardamenti.
I diritti umani, i diritti delle minoranze etniche, i diritti delle donne e dei bambini sono spesso parole senza significato.
Lungo il fiume il concetto di confine non è assolutamente percepito, l'acqua che lo rappresenta è solo una parte dell'ambiente naturale per le popolazioni di queste zone, soprattutto se costituite, come spesso accade, da indigeni per i quali non esistono nazioni o popolazioni differenti, ma solo la propria terra.
Visitando le comunità si constata lo stato di abbandono totale vissuto da questa gente, con qualche piccola eccezione: progetti di coltivazione di cacao, installazione di qualche pannello solare, tentativi di costituire centri di attenzione medica, spesso poi abbandonati da O.N.G. Internazionali ritiratesi

dopo qualche anno o dimenticate dalle stesse istituzioni pubbliche che dovevano curarne il funzionamento.
Il petrolio
Si tratta della contraddizione più grande, della grande verità che il mondo non vuole ammettere, la dimostrazione palese di come esista una parte di popolazione mondiale che beneficia di tutto quello che deriva dallo sfruttamento del petrolio, e che ne esista un'altra enormemente più grande a cui non arriva niente, tutto questo qui è tremendamente evidente.
Soprattutto in questa parte di mondo che, “proprietaria naturale” di quelle risorse che fanno funzionare le lavatrici ed i televisori del mondo intero, si deve accontentare invece delle briciole, nel migliore dei casi.
Il petrolio è ovunque, i pozzi sono piccoli rubinetti che massacrano il territorio e che pompano costantemente l'oro nero all'interno degli oleodotti che ti accompagnano come fedeli e poco rassicuranti compagni di viaggio al lato di qualunque strada o sentiero della provincia.
Lo sfruttamento è capillare.
Contraddizione nella contraddizione sono le centinaia di cittadelle petrolifere dove vivono e lavorano i “petroleros” ed all'interno delle quali vengono garantiti tutti i tipi di servizi, ma chiuse e blindate da un imponente sistema di sicurezza privato. Fuori le realtà di tutti gli altri, tra le quali la prostituzione come servizio largamente offerto in tutta la zona.
A causa delle innumerevoli e incontrollabili perdite dagli oleodotti o dagli scarichi di residui della lavorazione del greggio e che si riversano nella terra, nei fiumi, nelle lagune, l'acqua di tutta la provincia è inquinatissima; non ci si fida neanche delle le acque minerali, mentre quella del rubinetto neanche si usa per cucinare due spaghetti. Invece dalle infezioni derivanti dalle obbligate e frequenti docce non ci si può difendere.
E' risaputo che tale inquinamento provoca tumori, le cui incidenza percentuale è enormemente più alta di quella del resto del Paese.
Il governo, le istituzioni e la cooperazione internazionale
Il governo del neoeletto Correa ha promesso un intervento massiccio di aiuto in questa zona, ma la lentezza della macchina burocratica non ha ancora permesso di vedere alcun risultato. Il Plan-Ecuador, nato in contrapposizione al famigerato e disastroso Plan Colombia, e che dovrebbe prevedere lo sviluppo dell'aerea di frontiera è ancora per il momento sulla carta.
Le istituzioni sono tanto burocratiche quanto inefficienti e corrotte.
La cooperazione internazionale cerca di fare qualcosa ma da un lato si scontra con le poche e mal coordinate risorse e dall'altro con il proprio ruolo che mai potrà essere di sostituto dello Stato.